DREAM, tutto è possibile.

Di Giovanni Angileri

 

Non hai letto la prima parte? Eccola qui!

 

Il risveglio

Percepisco il contatto di qualcosa di morbido, incomincio a riprendere i sensi ma è come se mi sentissi bagnato e allo stesso tempo incollato. Capisco che il sudore, provocato dal caldo estivo, mi ha reso umido il materasso sul quale sono coricato.
Apro gli occhi e vedo la figura di mio padre che mi scuote non molto dolcemente e mi sveglio del tutto.
La luce del giorno illumina la mia stanza da letto grazie alle imposte aperte.
Riesco a dire solo “mi dispiace per quanto è capitato ieri sera” a mio padre, il quale mi guarda con espressione un po’ preoccupata e allo stesso tempo interrogatorio. Mi risponde dicendo che ieri ho mangiato troppi polipetti al sugo che mi hanno fatto male.

Non riuscendo a capire o meglio a decifrare il senso della sua frase mi alzo per prendermi il caffè appena uscito dalla moka. Do il buongiorno a mia madre sperando di capire cosa fosse successo la sera prima. Lei stessa risponde che ogni tanto gli incubi capitano a tutti.
Madonna mia che risposte insipide!
Nervoso, mi vesto ed esco a fare quattro passi.
Non avrei voluto mai farlo.
Adesso comprendo che i polipetti della sera prima mi hanno indotto a fare degli incubi; ragione avevano i miei genitori. Sì, tutto era bello ma il finale mi ha lasciato un grande amaro in bocca.
O forse l’incubo è la realtà che sto vedendo con i miei occhi?
Certo, vedere gli autobus ultracentenari che percorrono le vie della città, vedere la via Roma aperta al traffico e asfaltata, vedere i prospetti delle case rovinati e dai colori sbiaditi, vedere i cittadini che incivilmente gettano i rifiuti per terra e “scacchiàno” ovunque, vedere le panchine di marmo spezzate in due, è soltanto sinonimo di incubo totale ma stavolta non è un sogno, è solo realtà.

L’amaro in bocca si fa più forte e decido di addolcirla con un gelato. Non sono neanche le 11 del mattino ma sento caldo.
Lo gusto seduto in una delle panchine della piazza loggia guardando, con occhi fulminanti, l’edificio di Palazzo VII Aprile.
Sento il desiderio di tornare nel sogno, voglio avere e riprovare le sensazioni emozionanti avute in quel mondo irreale e fantastico. Darei tutto per riuscire nell’impresa.
In lontananza sento vociare, nervosamente, una folla agitata che inveisce contro alcuni membri dell’amministrazione comunale.
Mi avvicino per comprendere meglio cosa sia successo.
La folla si ingrandisce e diventa numerosa, gli insulti si fanno pesanti e l’agire minaccioso di alcuni fa preoccupare i vigili, in quel momento intervenuti poiché si trovavano nelle vicinanze.
Che sia l’inizio della rivoluzione del mio sogno?!
Mi stupisco e non faccio altro a confermare come il sogno fosse premonitore.
L’indignazione è tanta, mi unisco alla folla e con loro mi sfogo, libero tutta la rabbia che ho dentro, gridando a coro:

 

“MARSALA LIBERA!”
“MARSALA LIBERA!”

Grido con tono rabbioso, sperando che tutto si sussegua come successo nel mio sogno.
Gridiamo tutti quanti e sono felice di farlo, perché siamo tutti stanchi di essere presi in giro.
Ricordo la grande statua sognata, il monumento fatto ai marsalesi eroi del cambiamento. La stessa statua sulla quale è stata incisa la frase “La bellezza salverà il mondo, Marsala è stata salvata”.
Allora grido più forte che posso sperando di contribuire a salvarla, perché un gioiello come Marsala deve splendere.

“MARSALA LIBERA!”
“MARSALA LIBERA!”
“MARSALA LIBERA!”

 

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