Analisi di una delle provincie a più alta densità mafiosa in Italia.

Sabato 28 Gennaio il Vice Questore – Direttore squadra anticrimine della Questura di Trapani, Giuseppe Linares è intervenuto a Marsala per il convegno “Il nuovo potere : Mafiosi e Corrotti”

 Il suo esordio è stato dedicato all’attività  antimafia del passato “Sarebbe il caso di fare un  documentario generale perché non si  dimentichi mai tutto quello che è stato fatto, se  oggi noi parliamo di corruzione, possiamo farlo  con gli arresti e con le sentenze che sono state fatte, lo possiamo fare perchè abbiamo  intercettato per anni gli imprenditori filmati  mentre si scambiavano mazzette”
 Ecco la ricostruzione storica che ha portato alla  luce un complesso quadro dello scenario  Mafioso nella provincia “A Trapani fin dalla  metà degli anni ’80 Francesco Messina Denaro, Mariano Agate, Vincenzo Virga, soppiantarono la vecchia mafia e posero le basi per l’alleanza con i Corleonesi, non è un caso che Salvatore Riina, Gaetano Riina, abbiano trovato ricetto e lavori alla Calcestruzzo di Mazara del Vallo, non è un caso che Leoluca Bagarella sia stato anni nella provincia di Trapani, Giovanni Brusca sia stato nascosto a Dattilo, a Valderice e a Marsala per mesi e mesi. Lo stesso Matteo Messina Denaro si è spostato in tutta la provincia e addirittura ospitato nel centro di Palermo e a Bagheria presso imprenditori. Questo ci dicono le sentenze”.
Curioso il fatto che la mafia abbia comandato a certi imprenditori di tentare il riacquisto di quei beni, che la polizia giudiziaria e la direzione distrettuale antimafia di Palermo, gli avevano già sequestrato.
 Dice il Vice Questore  “Questa  è stata una partita a scacchi  che ci ha portati a delineare  una struttura di mandamenti,  di imprenditori vicini  addirittura con posizioni  organiche a Cosa Nostra, e  moltissimi altri con un ruolo  strumentale alla mafia stessa.  Ricordo l’imprenditore  arrestato il 14 Luglio del ‘98  nell’operazione RINO fase tre, ci raccontò quando Giovanni Brusca e Vincenzo Sinacori lo portarono in una villa a San Vito lo Capo alla presenza di Vincenzo Virga, gli dissero che da quel momento le sue aziende erano le loro aziende. E  quell’imprenditore ci spiegò che lui non aveva pagato il pizzo, lo stesso Sinacori disse che erano dei contributi perché le imprese non erano qualcosa di diverso rispetto alla mafia, ma erano qualcosa di strumentale alla mafia stessa e quindi non chiedevano soldi a loro stessi”

Entrando poi nel profilo psicologico del super latitante “E’ un po’ quello che anni dopo Matteo Messina Denaro in una delle lettere a Bernardo Provenzano contesta, dicendo che i Di Carlo (AG) chiedono il pizzo alle aziende degli amici di Castelvetrano che vanno ad Agrigento. Questa è storia, questo è il Messina Denaro pensiero, un pensiero che cerca questi rapporti dualistici, che cerca questo consenso. E tali imprenditori il consenso continuano a darlo”.
Per quanto riguarda il sequestro di 25 milioni di euro a San Vito lo Capo, secondo Linares, è nulla rispetto a sequestri sul super latitante di centinaia di milioni di euro che devono far comprendere l’entità di un fenomeno, di una struttura che vuole controllare gli omertosi per poter far valere la propria prepotenza in determinati periodi.
In un momento come questo si corre il rischio di retrocedere nelle indagini, a questo proposito Linares dice “E’ necessario fare un lavoro sinergico e privo di qualunque polemica, di qualunque particolarismo, per evitare di tornare a quella posizione in cui non si sapeva nulla”
Una brillante proposta secondo Linares sarebbe quella di “pensare ad una certificazione anticrimine, visto che molti reati che sono quelli commessi dalla classe imprenditoriale non sono compresi tra quelli della certificazione antimafia” inoltre il problema di corruttela esiste per alcuni fattori tra i quali “scarsa sanzionabilità di alcuni reati e dall’altra parte per la mancanza di una vera rendita se è vero come è vero che ancora oggi l’imprenditore non paga il pizzo, ma è facile che ricavi richiami da queste sirene mafiose per vincere facilmente la libera concorrenza”.
Il messaggio finale di Giuseppe Linares è forte, diretto a chi spera in un futuro di rilancio “Sono vicini i tempi in cui Messina Denaro verrà preso, ma non si deve fare l’errore di molti investigatori che hanno la moda di cercare latitanti solo per essere promossi, la cattura di un latitante è solo un momento, preso Messina Denaro ce ne sarà un altro, non lo dobbiamo dimenticare: La lotta alla mafia prosegue”.
V.S.
ecco i video dell’intervento del Vice Questore Giuseppe Linares

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