La Via del Sale
 Si corre costeggiando il blu del mare e a un certo punto si rimane abbagliati da un bianco accecante: è quello delle saline che s’incontrano lungo la strada che da Trapani giunge a Marsala. Un paesaggio caratterizzato da grandi specchi d’acqua e canali che s’intersecano a scacchiera, grandi cumuli di sale che sembrano piramidi e persino mulini a vento.

D’ estate (quando le tinte rosate dell’acqua nelle varie vasche si intensificano) ed è l’ora del tramonto lo spettacolo è ancora più bello.
La prima tappa di questa «via del sale» lunga 29 chilometri è nei pressi delle saline di Nubia dove si può anche visitare il Museo che illustra le diverse fasi della lavorazione del sale e mette in mostra gli attrezzi tradizionali che servivano un tempo per la raccolta.

Ma le saline più spettacolari, tappa imperdibile, sono le Ettore e Infersa di Marsala, nella Riserva Naturale dello Stagnone. In questa laguna vale la pena di passare un’intera giornata. C’è il bellissimo mulino cinquecentesco (tuttora funzionante) da visitare: è affascinante vedere come tutto il complesso sistema viene messo in moto e lavora. Le pale possono girare a una velocità di 20 km orari. Queste saline si possono visitare tutto l’anno , si può anche partecipare alla visita guidata con degustazione (naturalmente di sale) o alla raccolta del «Fior di sale d’Infersa» (che avviene di solito al mattino, in estate, a partire dal mese di luglio fino a settembre, se ci sono le condizioni favorevoli).

Poi ci si può imbarcare, partendo proprio da qui, per scoprire la vicina isola di Mozia (5 minuti di battello) all’interno della laguna di cui fanno anche parte l’Isola Lunga, l’Isola di Santa Maria e Schola. Si sbarca sull’isoletta in un tripudio di profumi e colori. Si può percorrere il sentiero che in un’ora e mezza circa tocca tutti i punti dove si trovano i resti della città fenicia per poi visitare il Museo, al centro dell’isola, nella casa che apparteneva a Joseph Whitaker (erede di un’importante famiglia inglese che nell’Ottocento divenne proprietario dell’isola) dove sono conservati diversi reperti archeologici tra cui il “Giovinetto di Mothia”.

Fonte: Il Messaggero