“Rovente e lesto” Vito Trapani, leggiamo nel tuo articolo la rabbia che da diverso tempo accompagna anche noi… Chi siamo? Nicola Nardelli e Giusi Piccione di ProgettiAmo Marsala. Durante la scorsa campagna elettorale abbiamo collaborato per la stesura del programma sociale con il candidato sindaco Massimo Grillo relativamente all’emergenza cibo a Marsala dando indicazioni pratiche capaci di far fronte concretamente alla problematica. Vogliamo ricordare ai nostri cittadini e ai politici interessati alla questione che a tutela di ciò esiste la legge 155/2003 conosciuta come “legge del buon samaritano” che ha l’obiettivo di recuperare il cibo proveniente da ristoranti, mense e grande distribuzione. Inoltre è utile sapere che nel nostro territorio è già in atto una convenzione regionale stipulata tra il Penny Market e la Fondazione “Banco Alimentare” a beneficio di un ente caritativo presente sul nostro territorio. Sottolineando che da circa venticinque anni operiamo attivamente anche attraverso la promozione e la partecipazione alla giornata Nazionale della Colletta Alimentare proposta dalla Fondazione ” Banco Alimentare”, ringraziamo Vito Trapani e la consigliere Linda Licari per l’attenzione prestata a questa tematica di notevole interesse sociale, soprattutto in questo grave momento storico. Riprendendo le parole di Vito “VIA I COLORI DAI PARTITI E NON PERDIAMO TEMPO”. Noi siamo pronti a dare una mano e desiderosi di incontrare il nostro Sindaco Alberto Di Girolamo al fine di attivare un processo di cooperazione tra politica e territorio.

Ecco di seguito la risposta di Vito Trapani:
Molti (anche i lettori) confondono e decentrano il tiro verso un obiettivo diverso trascurando il concetto di cibo-povertà. Colgo l’occasione per ulteriori chiarimenti sullo sperpero del cibo a Marsala approfittando di far trasparire una visione molto più generale e adeguata sul tema, così, a scanso di eventuali equivoci.

Consiglierei di evitare chi volesse distrarre verso altre informazioni, ho sempre ammirato e apprezzato il lavoro svolto dai volontari e le associazioni serie che si occupano del sociale condividendo l’impegno di tutti e tra le tante l’insistenza con la preziosa e meritevole voglia del FARE.
Come ho scritto nei precedenti articoli (e tengo a precisare che non sono un giornalista, nè uno scrittore), sono semplicemente un cittadino abbastanza incazzato e sicuramente non continuano a rassicurarmi neanche le risposte pervenute che trovo fuorvianti, risposte che decentrano l’obiettivo povertà, si parla tanto di esperienza decennale e di associazioni storiche mettendosi nei panni della cancrena indigenza, e allora mi chiedo perché la gente continua a morire di fame ancora nel 2015 in Italia?

Si dice che non è necessario inventarsi nulla per migliorare l’aspetto increscioso che attanaglia i meno fortunati; questa, la interpreto come una battuta di chiusura, di rifiuto, (sarebbe come chiedere a un chirurgo di non operare), io sono un creativo e l’arte è la mia vita, di conseguenza non approvo certe letture perché capisco che le cose dovranno rimanere così per come sono, per come stanno (male).

Ancor peggio se esiste una modalità di intervento decennale che dovrei accettare e seguendo le orme come proposto da alcuni inviti quando sarebbe l’ora di cambiare passo, altro che seguirne le orme!? …

Chiariamo subito alcune cose:

1) I commercianti non sono tutelati e se il cibo uscisse dal locale come si fa di consueto confezionando vassoi con rimanenze destinati a indigenti senza emettere scontrino, nessuno potrebbe/potrà garantire la loro tutela in merito alle tante multe rigorose e salatissime che saranno costretti a pagare gli esercenti, per questo chiederei l’intervento del Sindaco Alberto Di Girolamo con l’ausilio di Linda Licari – consigliere comunale e a quanti altri vogliono sostenere la mia ipotesi sperimentale sperando che si possa produrre un documento, un qualcosa che possa regolare questa posizione atipica e anomala.

2) L’idea del carnet previsto servirà per come spiegato prima ad evitare giri vorticosi di sciacallaggio e che qualcuno ne abusi, e che non diventi un lavoro, e che non si producano SACCHE DI VOTI ELETTORALI e compromessi ingannevoli, subdoli.

3) GLI INDIGENTI E I MENO FORTUNATI NON SONO DA CONSIDERARE DISABILI O PSICOLABILI, spesso e volentieri e per quanto ne sappiamo hanno bisogno di solo cibo, non di sostegno per assicurare una sorta di deambulazione, quindi, sono autonomi e di certo possono organizzarsi (eccetto qualche caso) AUTONOMAMENTE.

4) Non credo che il volontariato e le associazioni tutte sono così limitate ad occuparsi solo e di solo cibo, e se così fosse… perché c’è così tanto sperpero e la gente muore di fame lo stesso?

5) Non dobbiamo farci mancare altre realtà: associazioni che si occupano di ritiro vestiti e indumenti usati che consegnano a chi sta peggio di noi, ma, si dovrebbero far fronte ad altri casi e fonti molto più delicate come i farmaci che prima della scadenza si potrebbero trovare esposti magari nella stessa farmacia che ha deciso di partecipare/collaborare, disponibili al pubblico con un prezzo favorevole a chi non se lo può permettere, ecco che in questi casi ci vogliono (perché no?) i volontari che li seguono davvero per evitare qualsiasi dubbio.

Quello che manca a Marsala è la voglia di limare, affinare, trasformare e di dare un input nuovo e forte, il rischio invece è quello di rimanere circoscritti e chiusi, preda dei soliti super leggeri percorsi apparenti e mi chiedo se con questa nuova amministrazione saremo destinati a notare le solite scene gattopardesche, o c’è veramente voglia di cambiare sul serio.

Ma è possibile che nel 2015 devo ancora pensare alle verità del “gattopardo” di T. di Lampedusa e al REGISTA VISCONTI ANCORA ATTUALISSIMO.

“Il sonno è ciò che i siciliani vogliono”… (Giuseppe Tomasi di Lampedusa)

vitotrapani.