Di Giorgia Bertolino                                                                                                                                                  Pubblicato in: “A Voi la PAROLA…”

 

Il  1° Maggio 1947 in un pianoro chiamato Portella della Ginestra , il bandito Salvatore Giuliano irrompe con la sua banda sulle famiglie inermi che, come da tradizione , celebrano la Festa del Lavoro,  sparando all’impazzata provocando morti e feriti . Poco tempo dopo le agenzie battono la notizia che a Castelvetrano nel corso di un conflitto a fuoco i Carabinieri avevano ucciso il Bandito .
La Democrazia italiana cominciava  a  sperimentare come, parti deviate delle sue Istituzioni attuassero strategie di destabilizzazione e depistaggio per contrastare l’avanzata delle forze del progresso solidale in favore dei gruppi di potere economico e finanziario. La sconfitta del latifondismo e l’occupazione delle terre andava subito repressa perché poteva costituire l’affermazione del Partito Comunista , per cui l’asse D.C.– U.S.A. – Vaticano  non si fece scrupolo di ordire l’attentato  e il successivo depistaggio.Le inchieste di giornalisti coraggiosi e le rivelazioni di Pisciotta hanno consegnato alla storia una verità diversa : Giuliano fu ucciso dal Pisciotta che aveva trattato con  i carabinieri “ la testa “ del cognato ma si scoprì,  anche, che a Portella non spararono solo gli uomini di Giuliano ma è accertato che i colpi mortali furono sparati  da dietro delle rocce da un manipolo di 5 persone  che da diverse testimonianze sarebbero da  collegare alla X MAS di Junio  Valerio Borghese .

Il  12 Dicembre 1969 nella sede della Banca dell’Agricoltura di Piazza fontana a Milano scoppia una bomba che provoca numerosi morti e feriti , il teorema immediato degli investigatori afferma che a commettere l’attentato siano stati gruppi anarchici e trovano pure gli esecutori materiali : Valpreda e Pinelli , risultati estranei ai fatti dopo che  al primo avevano distrutto la vita in senso figurato e a Pinelli in senso reale , “ Avendolo suicidato “ con un volo da una finestra della Questura di Milano. Eppure sarebbe bastato indagare su chi e su dove erano state comprata la borsa che conteneva  l’ordigno per capire che la matrice dell’attentato era di marca neo-fascista .

Anche in questo caso c’era la necessità di arginare il fenomeno del mutamento del  ’68 col pericolo per  la borghesia  italiana  di subire la perdita dei privilegi e del potere e ancora una volta parti deviate delle istituzioni si apprestarono a organizzare e depistare .

La sequela di fatti come Portella e Piazza Fontana prima e dopo il 9 Maggio 1978 è oscenamente lunga :Stazione di Bologna , Italicus , Piazza della Loggia a Brescia , Ustica .

C’ è in tutti questi fatti un comune denominatore : contrastare l’avanzata della sinistra , organizzare azioni di grande impatto emotivo sull’opinione pubblica , fare ricadere le responsabilità  sulla stessa sinistra .il Tutto sotto la regia e  la complicità di parti deviate delle istituzioni.

Il  9 Maggio 1978 , mentre tutti gli organi d’informazione danno la notizia del ritrovamento del corpo di Aldo Moro , sulla strada ferrata Palermo – Trapani  viene trovato quel che resta del corpo  di Peppino Impastato . Le indagini sono a senso unico  il “ Comunista “  Impastato è rimasto vittima dell’attentato che lui stesso aveva organizzato ( come Feltrinelli ) , specialmente dopo il ritrovamento , da parte di un solerte Carabiniere , di un biglietto di Peppino che preannunciava il suicidio .

La storia ci consegnerà,  anche in questo caso, una verità diversa . Diversa perché  Peppino fu ucciso dalla mafia  , perché le parti deviate delle istituzioni  , si prestarono ( se non altro) a depistare le indagini  perché,  in quel momento di tensione sociale, un terrorista che muore del suo attentato fa comodo quindi “ una mano lava l’altra “ : la mafia si libera di un rompipalle e lo stato di un comunista.

Ma se,“ a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca “, ci venisse in mente di non credere alle combinazioni , e considerare l’omicidio Impastato e l’ omicidio Moro parti di un unico disegno criminale e politico ?

Ipotizziamo che le B.R. abbiano realmente rapito l’on.  Moro per processare con lui l’intero sistema di potere della  D.C. , ma che , nell’evoluzione della  vicenda  si venga a creare una comunione d’interessi  fra rapitori e  gli “ amici di partito “ dell’onorevole a cui si uniscono gli amici americani che vedono di cattivo occhio l’apertura di Moro  al P.C.I.

Addirittura nella fase finale del rapimento le B.R. non avrebbero avuto più interesse strategico  ad  eseguire la condanna a morte  mentre per gli altri tale esecuzione avrebbe significato la liberazione da un avversario politico di prestigio scaricando la responsabilità sull’estrema sinistra , per cui in qualche modo le solite parti deviate delle istituzioni  hanno favorito l’uccisione di Aldo Moro , mentre in  Sicilia veniva dato il via libera a don Tano Badalamenti per liberarsi dell’assillo “ Peppino Impastato “ purché si inscenasse un attentato comunista, rafforzando  il clima di avversione alla radicalizzazione della lotta   al  sistema.

In un paese normale la radicalizzazione di un movimento ideologico , anche se con estremizzazioni violente , sarebbe stata più  difficile da sconfiggere del fenomeno mafioso ma mentre contro la prima lo Stato ha impegnato tutte le sue energie e creato un isolamento comunicativo  e un clima di diffidenza fra B.R. e mondo operaio , le stesse energie non sono state impiegate per combattere  la mafia che, non solo ha un forte legame con la borghesia imprenditoriale siciliana , ma gode dei legami con il mondo politico con cui interagisce per rafforzare i comuni interessi.

                                                                                                    

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