Di Valentina Conticello

    Pubblicato in: “A Voi la PAROLA…”

È difficile per me parlare di Giovanni Falcone, in quanto sono nata nel 1991 e sono cresciuta nella sua stessa terra. La mafia, per come l’ho conosciuta io, è un modo di pensare. Non ho visto le stragi,  non conosco la mafia delle stragi, conosco la mafia dell’omertà, dello stare attenti a quello che si dice e a come lo si dice, la mafia che ti blocca quello che è sostanzialmente il pensiero, la riflessione.

Triste, ma sono nata e cresciuta in questo territorio;  e, quando esco da questa mia terra, la prima cosa che viene in mente ai miei interlocutori stranieri è la MAFIA.

E quando ti chiedono della mafia, tu non sai mai cosa dire. Perché, effettivamente, ti hanno sempre detto di evitare di parlarne, perchè è scomodo, doloroso, pericoloso.

Dopo le stragi della Sicilia si dice: è tornata vigile, di mafia ora si può parlare. Certamente esistono presidii in tutte le città disperse per tutta la regione. Ma la mafia, come modo di pensare, non è mai stato abbattuto. Ci proviamo, ne discutiamo, ci indigniamo, ma non è mai abbastanza, ogni giorno c’è un motivo nuovo per cui tu debba convincerti, che questo fenomeno non può morire.

Sentire parlare di Falcone e Borsellino, da politici della tua terra… Usano le loro frasi, provano a dare a queste ultime colore politico, perchè fa figo, perchè così si tiene alto il nome della Sicilia.

Questi politici, magari, sono quelli cui vent’anni fa Falcone e Borsellino stavano scomodi, “rompevano la minchia”. Adesso, invece,  sono sempre presenti ad ogni nuovo presidio antimafia che si apre, a ogni festa contro il racket:  sono sempre presenti. Poi casualmente, dopo qualche anno li vedi sbattuti in prima pagina, magari con accanto scritto:”Accusato di concorso esterno in associazione mafiosa”.

E’ triste che nella mia terra, prima che nel mio Paese, abbia diritto di parola qualcuno che infanga costantemente il buon nome di Giovanni Falcone o di Paolo Borsellino.

Giovanni Falcone, per me che ho 20 anni, è motivo di orgoglio per essere nata e cresciuta in questa regione:  credo che non ci sia più bella regione della Sicilia, nonostante tutto.

L’esercito della mafia è vasto, ma l’esercito dei siciliani per bene, non è nemmeno poi così piccolo, è grande anche questo,  ma purtroppo questo esercito viene sempre isolato, non gli si viene mai data voce in capitolo, non riescono a diventare la parte buona e attiva di questo Paese, abituati come siamo:”al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità, e quindi della complicità”, giusto per citare Borsellino.

Non so se la mafia, come controllo del pensiero, verrà mai abbattuto. Vorrei crederci, a vent’anni essere cinici è di gran moda, ma voglio farmi oggi portavoce di questa frase importante per me che sono siciliana, prima che italiana.

« La mafia non è affatto invincibile. È un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio, e avrà anche una fine. Piuttosto bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave e che si può vincere non pretendendo eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni. » 

 (Giovanni Falcone)

 

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